CIAO...... SONO FIORELLA
IN QUESTO BLOG TROVERETE
LA VITA DI PAESE DI MOLTI ANNI FA
INTRODUZIONE AL DISCORSO FOTOGRAFICO
Tito Terzi, artista che gode di indiscussa fama, tra il pubblico bergamasco e lombardo,per la sensibilità reffinata delle sue fotografie raffiguranti ora momenti di vita ora aspetti di paesaggio, vive ormai da molti anni in città. Non ha tuttavia mai cessato di amare, profondamente, la vita di paese, quella scevra da futili opportunismi e da artificiose convenzioni. (E' nato e vissuto per molti anni a Gromo, in Alta Valle Seriana). E cio' che Egli si prefigge di portare alla nostra attenzione, con questo suo documento fotografico, è proprio questa vita, con un tacito invito a scoprirla in un modo nuovo ed originale: attraverso l'analisi storico-sociale di diversi manufatti, sorti in un passato piu' o meno recente, per opera dei nostri padri, e disseminati nel territorio bergamasco, sia esso di pianura, di collina o di montagna. Cosi' ora è una casa rustica, con quel senso di pace e armonia che sa infondere; ora una fontanella, che canta la sua perenne canzone al crocicchio di una strada; ora l'elegante profilo di un ponte ad arco; ora una raccolta piazzetta o una chiesa di campagna; ora un muro di pietre, compatte ed impenetrabili, a raccontare di questa vita, fatta di cose semplici ed essenziali: la fede genuina, l'attaccamento alle tradizioni, l'amore alla propria terra ed al lavoro... . Una vita, per l'artista, quella di cui questi documenti ci parlano, fata a misura d'uomo. Per mezzo delle sue fotografie Tito Terzi vuole aiutarci a ricercare l'atmosfera del tempo che fu: non con il solo scopo, si badi bene, di farci tuffare nostalgicamente nel passato, ma perchè è sua convinzione che le opere di allora, anche quelle piu' umili, le quali con troppa facilità vengono spazzate via per dar posto al cosidetto moderno, possano aiutarci a ritrovare noi stessi, a scoprire la nostra identità, a vivere una vita piu' semplice e serena di quella che anche nei paesi oggi spesso si conduce, caratterizzata a volte dall'ansia e dall'angoscia. Le esigenze della vita che cambia vanno naturalmente completate, modificando, eliminando là ove è necessario, ma non distruggendo radicalmente come spesso accade e come se cio' che fino ad ieri era valido oggi non lo sia piu'. Il presente è frutto di un passato al quale è doveroso guardare. Tutto questo in sostanza, intende suggerirci Tito Terzi, anche se in brevi sequenze fotografiche, perchè un esame approfondito di ogni singolo argomento richiederebbe un lavoro davvero ciclopico, seppure interessantissimo. Il suo discorso è a sè stante rispetto a quello sviluppato nel contenuto vero e proprio del libro. Sono venticinque stupendi quadri che Egli ci offre in ognuno dei quali si sofferma su uno specifico argomento, con soggetti ritratti in zone diverse della provincia.
CURIOSA GEOGRAFIA BERGAMASCA
ANTOLOGIA FOTOGRAFICA
DI ARCHITETTURE, MANUFATTI E CURIOSITA'
BERGAMASCHE
Breve analisi storico - sociale su :
IL PAESE, IL TETTO, LA PIAZZA, LA FONTANA
LA CHIESA, LA STRADA, L'OSTERIA, LA BOTTEGA, LA CASA,
LA SCALA, LA FINESTRA, LA LOGGIA,
LA PORTA, IL MURO E LE PIETRE, IL MURO E I DIPINTI,
LA " STRECIA ", ILPONTE, LA MULATTIERA,
IL SELCIATO, LA "SANTELLA ", LA STALLA,
LA FRAZIONE, LA CASCINA,
ILPORTICO, LE STRAMBERIE DI PAESE
Fotografie di
Tito Terzi
IL PAESE



I paesi dell'Italia Centro-Meridionale hanno ancora un aspetto tipico, anche dal punto di vista urbanistico. Pochi sono, di contro, i paesi bergamaschi - siano essi di pianura di collina o di montagna - che sono riusciti a mantenere il loro aspetto originale: la fervida attività commerciale ed industriale che ha percorso la bergamasca, nel secolo scorso ed in quello attuale, ha contribuito a far cambiare il loro volto e non sempre nella forma migliore. Quello urbanistico è uno dei dati salienti di una località, ma non è solo su di esso che intendo soffermarmi. Mi sono chiesta piu' volte che cosa significhi "PAESE" per chi vi abita o per chi vi è vissuto per un certo tempo: è a questo interrogativo che tentero' di dare una risposta, che non ha certo la pretesa di voler essere esauriente. Paese è conoscersi tutti o quasi; è tocco di campana che scandisce l'inesorabile corsa del tempo o che richiama al raccoglimento ed alla preghiera; è comunità che partecipa unita a momenti di gioia o di dolore; è lembo di terra benedetta in cui riposano i defunti coi quali, ogni giorno, si intrecciano sommessi discorsi. Paese sono gli anziani che, nell'intervallo tra una partita a carte o a bocce, passeggiando o seduti all'ombra di un albero, ricordano il tempo passato, quando le esigenze non erano quelle d'oggi e piu' dura era la vita; sono i giovani che si ritrovano per stare insieme e che, pur divertendosi, sentono in loro prepotente il desiderio di un mondo migliore, cosi' come l'ansia e la preoccupazione per il domani. Paese è la sirena dello stabilimento che segna l'inizio e il termine della giornata lavorativa; è la preoccupazione perchè questa sirena troppe volte non suona piu'; è il rombo dei motori che, ogni mattina, portano i pendolari sul posto di lavoro; è uscire nei campi all'alba per rientrare stanchi al tramonto, dopo aver affidato alla terra i frutti del sudore e le speranze di un buon raccolto. Paese è struggente nostalgia di chi è emigrato e che, mentre sogna il momento del ritorno si accompagna al Poeta nel dire: " Sempre mi torna al cuore il mio paese... ". Vivere in una dimensione umana. Tutto questo puo' essere un paese.

IL TETTO




In molti paesi della bergamasca, là ove i piani regolatori prevedono il mantenimento delle strutture architettoniche delle case, cosi' come erano state in passato concepite, possiamo renderci conto delle modalità che si erano un tempo adottate per la costruzione dei tetti, creanti spesso, nell'abitato giochi di ombre e di luci, con gradevole effetto d'insieme. Come per le altre parti della casa anche per la costruzione dei tetti si ricorreva all'uso di materiale locale: le tegole ed il legname di quercia o castagno in pianura e collina, le lastre di ardesia e il legname di abete o di larice in zone di montagna. Negli antichi edifici rustici della pianura si puo' notare come il tetto, che ha una moderata pendenza, abbia talvolta gronde varianti nelle sporgenze: sono scarse ove le finestre dei locali abbisognano di luce, grandi ove occorre proteggere dalle piogge certe parti del fabbricato. In montagna invece, ove le precipitazioni sono copiose, i tetti hanno una piu' forte pendenza: le lastre di ardesia che li ricoprono sono poste in opera da veri tecnici del mestiere, " i teci' ", che hanno appreso alla scuola dei padri di sistemarle. Le gronde di queste case sporgono parecchio e mostrano la parte terminale delle travi del tetto, alcune volte sagomate e lavorate alla testata. Parte integrante del tetto sono poi i comignoli di uscita del fumo. A differenza di quelli d'oggi, che sono costruiti in serie, quelli del passato presentano varietà di forma e di tipo: a forchetta o a dado, a piramide o a tortiglione, o di altre forme, sono tutti di dimensioni superiori a quelli attuali in quanto le loro canne dovevano essere praticate dagli spazzacamini, ormai quasi scomparsi e che rivivono solo nelle favole dei bimbi.

LA PIAZZA



Esigenze comunitarie sono all'origine del sorgere, in ogni paese, di piazze di diversa forma e grandezza. Esse sono il luogo ove, per secoli, si sono organizzate fiere di animali o di prodotti agricoli; dove, da sempre, si realizzano da sempre mercati per la compra-vendita di ogni sorta di merce. Sempre in esse, ad esempio, nel periodo medioevale, il popolo si ritrovava per "far parlamento", per discutere cioè tutti i problemi relativi al pubblico interesse. Nei paesi dove vi sono piu' piazze, normalmente solo una di esse viene considerata la principale: il cuore palpitante di tutta la comunità. In molti paesi della bergamasca sono ancora numerose le piazze che, grazie alla loro struttura, alle antiche e belle case che le circondano, a pregevoli fontane che accolgono, possono considerarsi veri e propri gioielli d'arte, capaci di infondere, in chi le ammira, profonde ed indefinibili sensazioni di pace e di serenità. Le piazze di paese spesso vengono trasformate, nel periodo estivo, in piacevoli salotti dove la gente si ritrova per discutere, per assistere a spettacoli musicali o teatrali, per trascorrere gioiosamente, in compagnia, un po' di tempo libero. Lo spirito comunitario che le ha originate è tuttora presente in esse e contribuisce continuamente a tenerle vive, adattandosi alle esigenze della vita odierna.

LA FONTANA



Oggi gli Enti Pubblici costruiscono acquedotti, spesso lunghi decine di chilometri, per garantire l'afflusso costante, in ogni casa, di acqua potabile. Quando invece la vita si svolgeva localizzata da comune a comune, ogni paese provvedeva con modeste condutture ai propri bisogni idrici. I paesi di montagna le ricavavano dalle limpide sorgive dell'alpe, quelli di pianura soddisfacevano le proprie esigenze per mezzo di fontanili e di pozzi. Lacqua giungeva ai nuclei delle case abitate, o nelle piazzette, o ai crocicchi delle strade: in questi luoghi, preferibilmente, muratori e tagliapietra costruivano le fontane. Queste, differenti da contrada a contrada, presentavano una vasca traversata da ferri per reggere secchi e, in alto, mascheroni o anelli di pietra a chiusura del bocchettone metallico da dove fuoriesce l'acqua. Intorno ad esse, tempo addietro, era un andirivieni continuo di persone che provvedevano alla scorta dell'acqua per usi domestici.Ora servono come elemento decorativo dell'abitato e per dissetare il passante. Nei paesi di montagna le fontane hanno spesso dimensioni ampie, in quanto dovevano servire, a volte, sia come lavatoi che come abbeveratoi del bestiame. Esse sono, in alcuni casi, coperte da arcate a volta, in altri da tetti poggianti su pilastri di pietra: e cio' perchè le donne, intente a lavare, potessero avere un qualche riparo dalle interperie. Sui muri perimetrali di queste fontane, per ammonire le lavandaie a non perder tempo nel pettegolezzo, vi potevano essere delle scritte in rima come quella, piacevole, che ancora si puo' leggere su un lavatoio, a Vilminore di Scalve, e che dice: "Non dir di me finchè di me non sai. Pensa di te e poi di me dirai".

LA CHIESA




Le belle Chiese parrocchiali dei paesi, pregevoli per architettura e per opere d'arte in esse custodite, sono l'espressione viva e concreta dello spirito religioso che ha sempre animato la popolazione bergamasca. Dall'alto dei campanili, svettanti sull'abitato, le campane di queste Chiese, coi loro tocchi, hanno sempre segnato, nel corso dei secoli, i momenti piu' salienti della vita comunitaria: quelli del raccoglimento e della preghiera, quelli della gioia e quelli del dolore. La fede ferma e sincera dei bergamaschi non si e' tuttavia solo esternata con l'edificazione di queste Chiese o di numerosi Santuari, mete costanti di pii pellegrinaggi, ma altresi' con la costruzione di numerose piccole chisette di campagna e di montagna. Erette nelle zone piu' impensate o al centro di piccole borgate, hanno forma diversa a seconda dell'epoca in cui sono sorte, pur presentando, in buona parte, una pianta rettangolare con l'abside semitonda. Caratteristico, in queste chiesette, è il campanile, proporzionato alle dimensioni della costruzione, portante una o due campane; quasi sempre presente è pure un porticato esterno sotto il quale ai fedeli e ai viandanti è possibile ripararsi dalle intemperie. Essenziale il loro arredamento interno: qualche panca o sedia, un confessionale in legno grezzo, una "Via Crucis" dipinta o scolpita nel legno da ingenui artisti locali, la statua lignea o di gesso del Santo a cui la Chiesetta è dedicata. Benchè spesso isolate queste sacre costruzioni sono ben conservate. Vi si celebra la S. Messa, una o due volte l'anno, e sono meta, in quell'occasione, di numerosi fedeli.

LA STRADA



I percorsi delle strade interne dei paesi, non presentano, di solito, un andamento regolare. In pianura, dove il costruire una strada non ha mai comportato grosse difficoltà, esse hanno molti tratti rettilinei; in collina ed in montagna, ove, a causa della natura del terreno, il tracciare strade è sempre stato piu' difficoltoso e oneroso, esse presentano, per lo piu', un andamento sinuoso. Mentre i paesi di pianura sono attraversati da diverse vie che, incontrandosi, formano piazze, una sola strada principale attraversa, ancor oggi, parecchi paesi di collina e di montagna: da questa si dipartono poi le altre viuzze e mulattiere, che salgono verso i pascoli o discendono verso i corsi d'acqua o verso boschi e prati sottostanti l'abitato. Sulle strade interne dei paesi di pianura si affacciano, numerosi, i porticati delle case; quelle dei paesi di collina e di montagna sono, talvolta, sormontate da arcate di varia forma. Negozi e botteghe si allineano lungo le vie interne dei paesi ed è qui che si intrecciano diversi rapporti umani e sociali: dalle manifestazioni religiose, dove il portare a spalla la statua del Santo Patrono attraverso le vie del Paese significa, per la popolazione, un grandissimo ed insostituibile atto di fede, alle manifestazioni, cosiddette di piazza, dove il corteo di protesta puo' significare la salvaguardia del pane quotidiano; dalle fiere o dalle genuine sagre, che conferiscono alla strada del paese l'aspetto di prima donna, con l'abito della festa e tutta imbellettata, alle quattro chiacchiere affettuose, rivolte alla vecchietta dalla giovane massaia carica di spesa quotidiana, che possono dare, ad esempio, alla vita deserta e nebbiosa di un qualsiasi paese di pianura, un sommesso aspetto di grande umanità.

L'OSTERIA



In pianura è dato trovare ancora osterie aventi caratteristiche tra esse ricorrenti: un'ampia porta con androne per accedere al cortile, un porticato per deposito di veicoli, le cucine e i locali di ristoro al pianterreno, le stanze d'alloggioal piano superiore. Nel cortile adiacente l'osteria, reso attraente dalla presenza di albero o rampicanti che danno frescura nel periodo estivo, vi sono quasi sempre campi di bocce, sport per il quale la gente bergamasca ha grande passione. Meno tipiche, nelle loro strutture, sono le osterie di collina e di montagna che hanno pero' spesso il vantaggio di essere ubicate in luoghi piacevoli, con bella vista verso la campagna o verso amene vallate alpine. L'osteria oltre che essere luogo di riposo e di ristoro per passeggeri e commercianti, che qui concludono i loro affari, e' pure punto di ritrovo di allegre comitive, che vi degustano cibi genuini, e spesso cantano le tipiche canzoni popolari della nostra terra. Per la gente di paese andare all'osteria vuol dire stare insieme, giocare a bocce o a carte, bere un buon
bicchiere di vino che, sia esso "chiaro, forte o misto", è sempre il vero re delle bevande. Un gioco caratteristico dell'osteria, ma che ormai non si pratica piu' (a questo si puo' assistere, se si è fortunati, frequentando le piccole osterie di montagna) è quello della "morra" : dà pero' frequentemente adito a discussioni, a liti e, forse per questo, è stato a suo tempo vietato. Di osterie, nel vero senso tradizionale, in bergamasca ne son rimaste ben poche e con esse, purtroppo, è scomparso anche quel senso di genuina attrattiva, di pace e di conforto che sapevano infondere al viandante stanco o al turista-esploratore del tempo che fu.



LA BOTTEGA


La necessità di adattamento ai bisogni sempre
nuovi; l'esigenza di creare ampie vetrine per la
messa in vista di merci, di prodotti, di oggetti
lavorati, da presentarsi ai passanti nella forma
piu' accattivante; l'opportunità di dotare i negozi di
entrate ampie per dare piu' luce agli interni, sono
tutti elementi che hanno contribuito a trasformare, in modo radicale, le strutture esterne ed
interne delle vecchie b
otteghe. Gli esempi di vecchie botteghe sono oggi molto rari nei paesi
della bergamasca. Esteriormente esse hanno
una porta d'entrata centrale o laterale, con il vano
collegato a quello di una finestra, che forma
vetrina, posta a lato d'essa. Porta e finestra
vengono chiuse da ante di legno, imperniate su
cardini ed aprentesi di fuori, fino ad appoggiarsi
alle pareti esterne dell'abitazione. La bottega, in passato, talvolta era negozio dove si vendevano
i prodotti piu' svariati ("frutta, ferramenta e pane" diceva, fino a qualche anno fa, l'insegna di un
bottega dell'Alta Valle Seriana). Essendo il piu'
delle volte piccola, parecchia merce, col bel
tempo, veniva posta in esposizione fuori, ai lati
della porta: abitudine ancora in auge tra i
negozianti di molti paesi. Non essendovi
industrie, altre volte la bottega era il locale-
laboratorio del maestro artigiano. Calzolai, sarti, fabbri, maniscalchi, tagliapietre, producevano
in esse tutto cio' che
poteva servire agli abitanti del paese. Durante la bella stagione questi
artigiani spesso svolgevano la loro attività
sulla strada. Dialoghi coi passanti, battute ilari,
simpatici scherzi indirizzati a conoscenti e amici
facevano, di queste botteghe artigiane, un sereno e ricercato
luogo di incontro e di ritrovo.


LA CASA



In certe contrade di paese e' possibile imbattersi in case che sono un magnifico esempio di architettura rustica bergamasca. Il loro aspetto esteriore e' legato alla posizione geografica, allo scopo per cui sono state erette, ai materiali usati per costruirle: i mattoni ricoperti d'intonaco in pianura, le pietre ed il legno nelle zone collinari e montane. Queste case, che ci appaiono assai spesso umili e semplici, sanno infondere sentimenti di ammirazione e di bellezza, anche perche' non di rado caratterizzate da un ben dosato equilibrio tra superfici piane ed ampie aperture. Sia che si elevino isolate nel verde della campagna o che siano raggruppate in pittoreschi agglomerati, elemento costante, in esse, è il porticato, al pianterreno, ad una o piu' arcate. Dal portico, attraverso una scala di legno o di pietra irregolare, si accede ai piani superiori, dove si trovano le camere da letto. La cucina, la stalla, gli ambienti destinati a deposito di latticini o di stramaglia, nelle case ad esempio abitate da contadini, si trovano, invece, al piano terra e si affacciano sul porticato. Altri elementi, sempre presenti in queste case di pianura e di collina, sono le logge o le balconate di disimpegno, necessarie per l'essicazione dei frutti della terra: piu' raramente esse si ritrovano nelle case rustiche di montagna. Tra gli altri fattori che contribuiscono a dare a queste case un senso di armonia, ricordo i catenacci di ferro battuto alle porte, le fitte inferriate alle finestre dei piani bassi, i forni e i camini sporgenti e i caratteristici muretti di chiusura di minuscoli cortili.


LA SCALA




Una delle componenti che ricorre, con frequenza, nelle case rustiche della bergamasca e' la scala esterna. In legno o in pietra irregolare, con semplici ringhiere o addirittura senza, essa talvolta si inizia sul fondo del portico per accedere direttamente ai locali di abitazione o su una loggia o balconata; in altri casi, seguendo angolazioni diverse o percorsi rettilinei da un cortile o da un prato adduce al fienile, al solaio o ad altri locali adibiti a deposito di materiale vario. Tra le motivazioni che, probabilmente, hanno suggerito l'adozione di queste scale, si puo' ricordare la facilità con cui consentono di accedere dal piano terra al piano superiore; esse facilitano anche il trasporto di oggetti e materiali (fieno, legna ecc...) anche di grandi dimensioni, fino ai piani alti della casa, senza dover transitare per le scale interne, normalmente piu' strette. Sui gradini di queste scale, che sono capaci di conferire al complesso abitativo un piacevolissimo effetto di movimento architettonico, e' facile immaginare i vecchi conversari della sera, quando, dopo una giornata di intenso lavoro, nella bella stagione, la famiglia qui godeva di un attimo di meritato riposo. E' pur bello, dopo una lunga scarpinata, potersi sedere sui gradini di pietra di certi casolari alpini, ove si possono assaporare, per un attimo, intense sensazioni di pace, di silenzio e di serenità.

LA FINESTRA




Nelle antiche case la forma e le luci delle finestre variano, a seconda del luogo, del tipo di casa e dell'epoca in cui essa e' stata costruita. Le finestre medioevali hanno piccole luci e sono quasi sempre ad arco: arco che poi lungo i secoli puo' mutare nella linea e nella movenza. Architravi rettilinei nel quattrocento e nei secoli successivi, poggianti talvolta su spalle foggiate a mensola, caratterizzano i contorni della finestra. Nella necessita' di avere piu' luce a volte le finestre sono bifore, con una colonnina o un pilastrino intermedio. La materia del loro contorno cambia a seconda del luogo e del tipo di abitazione: troviamo la semplice malta, con il solo davanzale in pietra sagomata, nelle case rustiche; mattoni pieni in case di pianura; la pietra nelle case di montagna. L'iferriata esterna, talvolta vero capolavoro di ferro battuto, e' un elemento caratteristico delle finestre dei piani bassi e talora anche di quelle poste ai piani superiori delle antiche case di paese. Per sostenere il peso di queste inferriate, alcune volte, un davanzale in pietra viene disposto sotto le spalle della
finestra. Abbiamo esempi di finestre, create nel '600, che mostrano i segni dell'arte barocca: i loro contorni sono costituiti da pietra scolpita, riportante fitte ornamentazioni. Attorno ad altre finestre di case, edificate tra il '600 e l'800, si possono notare decorazioni ad affresco riproducenti ornati, fiori, figure geometriche. I colori in esse predominanti sono il giallo, il rosso e l'azzurro. Seppure per altro verso, i colori sono pure oggi, per le finestre dei nostri paesi, elemento di attrazione: sia per i variopinti gerani delle case di montagna, sia per i fini drappi e per i contorni illuminati da lampade multicolori in occasione di feste patronali o di altre manifestazioni. Addobbate in tal modo sembrano veramente partecipare alla vita della comunità locale.


LA LOGGIA



Di logge ne troviamo di diversa forma e fattura: in pianura, nelle vecchie cascine, esse hanno ancora l'aspetto originario. Sono in legno, poste al primo piano e ai piani superiori dell'abitazione. Circa la funzione per cui sono sorte ricordiamo l'esigenza di esporre al sole e all'aria, ma al riparo dalla pioggia, certi prodotti agricoli (ad esempio il granoturco) per la loro essicazione. Sulle logge si stendono anche i panni ad asciugare in caso di cattivo tempo e molte volte le donne, qui si soffermano a cucire o a ricamare, chiacchierando e scambiandosi confidenze sentimentali. Nelle zone collinari o della media montagna, sia in cascinali isolati che in abitazioni poste al centro dell'abitato, troviamo logge di fattura piu' elaborata. Al legno qui si sono sostituiti i mattoni o le pietre. I loggiati riproducono spesso le forme delle
arcate del portico posto al pianterreno, ma con archi piu' piccoli. Nei paesi di alta montagna, sia per il clima rigido, sia perche' la campagna non dà frutti da essicare, le logge sono piu' rare e, là ove esistono, fungono per lo piu' come spazio di disimpegno per accedere ai locali di abitazione oppure, poste in alto, sotto il tetto, come solaio dove si tengono oggetti o attrezzature che si usano solo una volta tanto. Venuta meno la loro funzione, anche per esigenze di risparmio energetico, oggi molti loggiati di questo tipo sono stati chiusi con ampie vetrate, e hanno perso cosi', in parte, il loro fascino originale.

LA PORTA



La frequenza dei rapporti tra la vita che si svolgeva all'interno della casa e quella della strada, che fu meno accentuata nel Medioevo e piu' marcata nei secoli successivi, spiega la differenza che si nota nell'ampiezza delle luci delle porte: a luci piu' ristrette nell'edificio medioevale, costruito con scopi anche difensivi, corrispondono porte di maggior ampiezza nei secoli successivi, quando i rapporti sociali si ampliano e vengono improntati a un maggior reciproco rispetto. Ai contorni delle porte delle abitazioni della pianura, eseguiti di solito a mattoni intonacati o a faccia-vista, fanno riscontro quelli dei paesi delle vallate e della montagna, per la costruzione dei quali si e' utilizzata la pietra locale. I contorni delle porte delle baite di montagna ci appaiono rudimentali e grezzi: le spalle sono formate da sassi rustici che portano, in alto, una trave di legno o una poderosa pietra; quelli delle case modeste di paese, per ragioni
economiche, hanno contorni lineari e semplici e sono eseguiti a piccoli pezzi irregolari là dove le pietre usate sono dure, o tagliati in notevole lunghezza ove le pietre sono meno dure e piu' facilmente lavorabili. Le case dei benestanti ci appaiono dotate di porte di piu' fine fattura, diverse di tipo e di linea, con architravi rettilinei o ad arco, ed eseguite da locali tagliapietre. Nelle arcate di molte porte sono solitamente poste delle serraglie decorative: hanno forma trapezioidale e portano scolpita o la data di costruzione della casa, o lo stemma della famiglia che l'ha fatta edificare, o altri motivi ornamentali. I portoni di legno coi loro picchiotti e catenacci in ferro battuto hanno ancor oggi alle porte di molte case una rustica grazia ed un effetto sorprendente.

IL MURO E LE PIETRE



Se in pianura, a causa della mancanza di cave di pietra, per edificare le case si sono sempre usati i mattoni, in collina ed in montagna, ove le rocce abbondano, le pietre han sempre costituito l'elemento fondamentale per costruire sia muri di contenimento e recinzione, sia muri di case. Naturalmente, ai nostri giorni, pure in montagna l'uso di questo elemento naturale e' diminuito: anche qui, infatti, i mattoni forati ed il cemento armato si sono sostituiti alle pietre che compaiono solo sugli spigoli esterni delle abitazioni, come elemento decorativo. Tra i muri mi piace ricordare quelli delle vecchie case, edificate allo sbocco delle valli, nelle vicinanze dei corsi d'acqua, per erigerli si sono utilizzati i ciottoli, arrotondati dall'acqua, sistemati dai muratori o in file alternatesi con mattoni e cementate con malta, o a spinapesce, con un bell'effetto d'insieme. I muri delle antiche case dei paesi di montagna mostrano, agli spigoli, pietre squadrate dalle esperte mani degli
scalpellini - le testate d'angolo - mentre, per la restante parte, difficilmente le pietre risultano lavorate. Piacevolissimi ed interesanti i muri costruiti a secco di alcune baite di montagna: essi sono molto solidi e mostrano un'alternanza magistrale di massi, anche ciclopici, e di lastre di pietra. I muri eretti con le pietre, siano esse squadrate o grezze, ben si inseriscono nel paesaggio alpestre e danno, all'insieme di un abitato, un'impronta inconfondibile e suggestiva.

IL MURO E I DIPINTI




Gli abbattimenti di case antiche o i rifacimenti delle loro facciate hanno contribuito a cancellare, nei paesi, diversi esempi di dipinti posti sui muri esterni. Le raffigurazioni pittoriche del passato appaiono soprattutto su quelle case che furono abitate dai nobili e dai ricchi i quali, decorandone le facciate, intendevano differenziare la loro abitazione dalle semplici ed umili case rustiche. Quasi mai queste decorazioni si estendono ad intere facciate, ma si limitano a parti essenziali, come ad esempio ai contorni di porte e finestre: intorno a queste appaiono sagome, cornici, fiori formanti corone. Talvolta sono gli stemmi e le insegne araldiche, di buona fattura e di buon effetto cromatico, a completare le decorazioni. Piu' rare appaiono le ornamentazioni geometriche a graffito o finte porte e finestre dipin
te sulle facciate dell'abitazione. In alcuni casi, in questi dipinti, vengono inserite le date della loro esecuzione o scritte ineggianti alla cortesia e all'ospitalità che devono contraddistinguere un padrone di casa. Elemento quasi costante, nelle vecchie case di paese, è la raffigurazione ad affresco di Madonne e Santi. Queste figure-oggi spesso rovinate dall'incuria dell'uomo, ci appaiono sulle pareti delle case in spazi liberi e diversi e sono opera di artisti locali, sia noti che anonimi. Altri soggetti che possiamo trovare dipinti sui muri delle case sono le meridiane. Quelle sui muri di case rustiche isolate sono semplici e prive di particolari decorazioni; quelle invece dipinte sui muri di antiche case patrizie o di chiese sono, per lo piu', incorniciate in sagomature dai caldi colori, abbellite da disegni riproducenti figure simboliche o paesaggi. In esse sono, molte volte, presenti scritte che richiamano alla brevità d
ella vita terrena nei confronti di quella eterna, dell'aldilà.

LA " Strécia "



Con questo nome gli abitanti di alcuni paesi intendono indicare tutte quelle viuzze, molto strette e
spesso passanti sotto arcate o porticati che, partendo dalle piazze e dalle vie principali, con le
quali si intersecano, si inoltrano nella parte piu' antica dei centri abitati, là ove ancora la mano
dell'uomo non e' intervenuta per modificare o per abbattere pesantemente. Sono viuzze che, nei
paesi di collina e di montagna, spesso superano forti pendenze per mezzo di pittoresche
scalinate e che, in ogni caso, sono affiancate, lungo il loro percorso, da case antiche, alle quali si
alternano rustici fabbricati. Percorrendo queste stradine si respira un'aria che sa d'antico e si giunge, talvolta, in raccolte
piazzette ove una fontana canta la sua perenne canzone e i bimbi giocano spensierati, mentre gli anziani, seduti su una
panca di legno o su un rozzo sedile di pietra, li osservano sereni, con lo sguardo fisso in un passato forse lontano. Oppure e'
una chiesetta dalle linee semplici, col suo piccolo sagrato erboso quella che appare ad un improvviso slargo della "strècia".
Cataste di legna ben ammucchiata ad essicare per l'inverno, animali da cortile che razzolano qua e la', orti ben curati che
assicurano il fabbisogno di verdure alla famiglia, sono infine altri aspetti di vita ed elementi di paesaggio che si ritrovano
lungo queste viuzze o alla periferia di paesi, ove le stesse sboccano.



IL PONTE



Molti sono i ponti, alcuni dei quali di notevole bellezza e costruiti in perfetta armonia con l'ambiente naturale, che si possono ammirare percorrendo la terra bergamasca. Lungo i piccoli torrenti di montagna ci si puo' imbattere in passerelle ingegnosamente costruite con tronchi d'albero, ricoperti da sassi e da terra, poggianti sia sulle sponde del corso d'acqua che su grossi macigni. Esse, di solito prive di parapetto, servono per consentire il frettoloso passaggio di persone e di animali che devono raggiungere case o stalle isolate. I ponti delle valli bergamasche sono per lo piu' ad arco, con parapetti pieni, costruiti in pietra viva nelle parti di piu' facile corrosione, ed in muratura di pietrame misto intonacato nelle altre parti. Ove il fiume scorre profondo l'arco, a tutto sesto, consente al piano stradale di essere quasi orizzontale. Nel caso invece di sponde basse l'arco (o piu' archi) si alzano al centro: il piano stradale allora prima sale per poi ridiscendere, dopo il culmine, verso l'altra sponda. In pianura per diverse ragioni, molti ponti ad arco sono stati modificati o sostituiti con altri a struttura rettilinea, cementizia o metallica: risultano essere piu' idonei, questi ultimi, alla mole e all'intensità del traffico odierno. I ponti hanno sempre esercitato sull'uomo un fascino particolare: quante volte infatti ognuno di noi si è soffermato su di essi, attratto dalle acque tumultuose e limacciose di un torrente in piena! Anche i bimbi ricercano i ponti per gettare sassi nelle acque profonde di un fiume, onde sentirne il cupo tonfo e ammirarne, subito dopo, gli innumerevoli cerchi d'acqua! Per non parlare dei pittori che ben volentieri esprimono la loro arte attratti dalla snellezza di un ponte che attraversa d'un fiato le acque d'un limpido torrente alpestre, costretto a scendere a valle tra gole dirupate di altissime montagne.

LA MULATTIERA



Questo tipo di strada, costruita per il passaggio dei quadrupedi, e' stata, per secoli, la via maestra che ha collegato tra loro i paesi di collina e di montagna. Le mulattiere, a seconda del materiale con cui sono state costruite (i ciottoli da selciato, le lastre di pietra o i pezzi squadrati di ceppo) , hanno, tra loro, caratteri diversi: dimostrano comunque sempre, ad un attento osservatore, l'abilita' e la perizia di coloro che le tracciarono e realizzarono. Nelle zone in lieve pendenza o al piano, sulla mulattiera vi è, a volte, una sola striscia di pietre, poste a coltello: qui, infatti, non vi e' pericolo che le piogge rechino danni. Lungo le salite, sia nei tratti rettilinei che nelle curve, le cordonature trasversali di pietra della mulattiera sono disposte in maniera tale da costringere i rigagnoli d'acqua a defluire lateralmente, senza che rechino danno alle pietre fissate nel terreno. Vi sono mulattiere costruite appositamente per il trasporto a
valle, con slitte, di minerale estratto dalle viscere del monte: queste, onde consentire alle slitte di tenere una velocita' costante, a tratti di terra battuta, lungo le forti pendenze, alternano tratti di selciato, nelle zone pianeggianti. Muretti costruiti a secco fiancheggiano normalmente queste strade, lungo le quali si trovano fontane e sorgive per dissetarsi, e qualche crocefisso in legno, eretto dalla fede dei padri, che invita alla meditazione ed alla preghiera. Tali manufatti stanno a testimonianza, a noi frettolosi uomini dell'automobile, di lavori remoti, quando file di muli guidati da qualche montanaro, camminavano sommeggiando i materiali che sarebbero serviti a costruire edifici, o le merci atte a soddisfare i piu' disparti bisogni delle popolazioni.


IL SELCIATO



Prima dell'uso, su vasta scala, dell'asfasto, le vie di collegamento tra i paesi avevano il fondo in terra battuta: all'interno degli abitati, pero', strade e piazze venivano lastricate o ricoperte con il selciato. Mentre era piu' facile trovare vie lastricate nei centri abitati della pianura, il selciato era piu' frequentemente usato nei paesi della collina e di montagna. La posa del selciato non era cosa semplice: preparato opportunamente il fondo stradale, gli operai addetti ai lavori, veri tecnici nel loro campo, sistemavano i ciottoli ben fissati l'uno accanto all'altro e pressati. Questi, generalmente di color grigio scuro, arrotondati e piu' o meno della stessa grossezza, venivano raccolti sul greto dei corsi d'acqua. Talvolta, per delimitare proprietà private o per eseguire disegni o ricami sulle piazze o su sagrati antistanti le chiese, venivano usati ciottoli piu' chiari o biancastri. Quelli invece usati per le mulattiere erano piu' grezzi, sistemati pero' sempre sul terreno in modo tale da far defluire a valle le acque piovane. Un fondo stradale a selciato, oltre che a motivi
estetici, corrispondeva ad una serie di vere e proprio esigenze comunitarie: garantire, innanzitutto, agli animali da soma ed a quelli usati per il tiro di carri e carrozze, un piu' sicuro e spedito passo, soprattutto nei tratti in forte pendenza; eliminare i danni provocati dalle acque temporalesche, incanalandole, con opportuna inclinazione del selciato, verso le tombinature; limitare, per il pedone, il pericolo di scivolare nel periodo invernale; infine, in tempi a noi vicini, liberare dalla polvere, solleva dal passaggio degli autoveicoli, i centri abitati. Il tempo passato s'impone, quando si parla di selciato: strade così fatte, all'interno dei paesi bergamaschi, ne sono rimaste ben poche. I blocchetti di porfido ed il catrame si sono sostituiti, infatti, all'acciottolato. Vi sono, di contro, numerose mulattiere il cui selciato sfida i secoli: avrebbero solo bisogno di maggior manutenzione.



LA " SANTÈLA "



Altra espressione, della piu' genuina fede dei bergamaschi, son tutte quelle cappellette, di modeste dimensioni, denominate comunemente "santelle" che e' dato ammirare sia in pianura, sia in collina, come pure in montagna. Edificate nei pressi degli abitati, agli incroci delle vie o lungo sentieri o strade, in esse sono raffigurate, con la tecnica dell'affresco, scene religiose o sacre figure. Una grata metallica o una leggera cancellata in ferro o in legno, protegge, talvolta, questi dipinti. Essi ci presentano, frequentemente, le scene relative alla liberazione delle anime dal fuoco del Purgatorio, o quelle riguardanti la dolorosa "Via Crucis", di Gesu'. Tra le sacre figure ricorrono quelle di alcuni Santi (S. Antonio, S. Carlo, S. Bernardino, S. Giorgio...), quella raffigurante il Sacro Cuore di Gesu' o l'immagine di Maria Santissima. Tali affreschi, anche se opera di artisti dotati, a volte, di scarso talento, si fanno ammirare per la semplicità della fattura e per la spontaneità della composizione.

Non e' raro il caso di "santelle" costruite in luoghi dove si sono verificate disgrazie, con lo scopo di invocare protezione da Gesu', da Maria e dai Santi, perche' gli stessi eventi luttuosi non abbiano piu' a ripetersi. La celebrazione di S. Messe, la recita del Rosario nei pressi delle "santelle", i fiori freschi dei campi che le adornano, ci dimostrano quanto sia viva, ancora oggi, quella fede che, in tempi passati, ha indotto i nostri padri ad edificarle.
LA STALLA



Nella realta' di un'economia familiare dove diverse sono le fonti di entrata, integrantesi le une con le altre, il reddito di numerose famiglie bergamasche ha avuto, soprattutto in un passato recente, un contributo indispensabile e talora determinante dall'allevamento di uno o piu' capi di bestiame. La tipica stalla bergamasca, ove tale allevamento si e' sempre realizzato, sia essa costruzione a sè stante o inserita nel caseggiato rustico al centro dell'abitato, presenta caratteristiche che non hanno subito incisive variazioni nel corso dei secoli: entrata sufficiente per il passaggio di un animale per volta, soffitti bassi, finestre ristrette, mangiatoia proporzionata al numero degli animali allevati, un canaletto di scolo e di raccolta degli escrementi animali, un'apertura ricavata nel soffitto (solitamente di legno) comunicante con il fienile. Un angolo della stalla o un locale attiguo funge poi da deposito di stramaglie. Spesso dalla stalla si accede direttamente alla cucina e alla "casera". Sopra di essa, oltre al fienile, trovano normalmente spazio le stanze da letto. Fino a qualche decennio fa la stalla ha rivestito una grande importanza anche dal punto di vista sociale. Una parte di essa infatti, separata con transenne dal posto destinato agli animali, dotata di panche addossate al muro e di tavolo, e' stata, nel periodo autunnale ed invernale, dopo la giornata lavorativa, il luogo di ritrovo della famiglia contadina. Qui le donne filavano e cucivano, qui si consumava la cena ed ogni sera si recitava il rosario stando in piedi e consentendo solo ai piu' piccoli di sedersi a meta' della recita. Nelle lunghe serate invernali nella stalla, mentre gli adulti discutevano i loro problemi, i bimbi ascoltavano, attenti, le storie dei nonni,
LA FRAZIONE



Caratteristica peculiare della gran parte dei paesi bergamaschi e' quella di essere costituiti da un centro e da una o piu' frazioni. Talvolta formate da poche case raccolte intorno ad una semplice chiesetta o sparse sul declivio dei colli e del monte, esse sono state protagoniste, in passato, del fiorire di un'intensa vita comunitaria legata, per lo piu', ai valori della civilta' contadina. Questi villaggi, a causa della loro dislocazione geografica, hanno spesso dovuto subire un secolare isolamento e, solo in tempi relativamente recenti, sono stati collegati, e non tutti, al Capoluogo, con strade carrozzabili. Da un lato tale fattore ha favorito la conservazione di edifici rustici di particolare interesse,di chiesette pregevoli, di tradizioni, usi e costumi che ancora e' possibile osservare nella loro genuinita'. Per altri versi pero' l'isolamento ha comportato, per gli abitanti della frazione, un grave disagio per la lontananza dai servizi sociali, cosi' come per l'impossibilita' di trovare, in loco, uno sbocco lavorativo per tutti. Tutto cio' ha accelerato l'esodo, da queste localita', di molti nuclei familiari, che hanno scelto di fissare la loro nuova dimora al piano, nelle vicinanze delle aree industrializzate. E cosi' abbiamo assistito, negli anni,'50/'60, all'abbandono totale delle frazioni piu' lontane e piu' isolate rispetto al Centro. Per altre, le piu' consistenti, il calo della popolazione e' stato talmente repentino che ha portato alla perdita, ad esempio, del Sacerdote e della Scuola, istituzioni importantissime nel contesto del loro tessuto sociale. Parecchie frazioni di collina e di montagna mostrano, oggi, i segni dell'abbandono: al triste spettacolo di case rustiche in rovina si accompagna un progressivo degrado naturale, dovuto alla mancanza della costante opera dell'uomo. Tradizioni, usi e costumi, strettamente legati alla vita della frazione, in parte sono andati perduti per sempre; in altri casi si possono rivivere attraverso la voce degli anziani, o riscoprire con una ricerca storica imperniata sull'analisi degli utensili o dei mezzi di lavoro usati in passato. L'attuale crisi economica e certe timide forme di agriturismo sembrano favorire il ritorno, di alcuni nuclei familiari, alla frazione: le case antiche vengono ristrutturate, gli animali si rivedono al pascolo, i lavori nei campi riprendono, confortati dall'uso di tecniche e di mezzi moderni.

LA CASCINA
Ermanno Olmi nel suo film " L'albero degli zoccoli ", descrivendoci magistralmente i vari aspetti della non facile vita che i contadini della nostra terra - sul finire dell'ottocento e all'inizio del novecento - conducevano, ha contribuito a rendere famosa, in tutto il mondo, la cascina della pianura bergamasca. Fabbricata di mattoni, con soffitti ove spesso il legno è dominante, essa si sviluppa, in alcuni casi, su tre lati intorno ad un cortile o aia: il quarto lato risulta chiuso da un muro interrotto da un portone o un cancello di accesso alla strada, o si apre direttamente sulla campagna. Non e' raro il caso che nelle vicinanze della cascina scorra una roggia dove le donne, tempo addietro, si recavano per lavare i panni e dove, ancor oggi, si conducono gli animali all'abbeverata. Lungo il piano terra della cascina si sviluppano i porticati, ad arco o a travata
rettilinea: al piano terreno si trovamo le stalle, i locali deposito, le cucine ( in queste cascine spesso abitano piu' nuclei familiari ) . Dal porticato ci si affaccia sull'aia dove son parcheggiati i macchinari che servono per lavorare la terra ed i suoi prodotti e dove si ergono i silos per l'immagazzinamento e la conservazione del grano. Qui razzolano le galline che assicurano carne e uova fresche alle famiglie, qui spesso c'è anche il pozzo al quale si attinge acqua per bere e bagnare l'orto. Scale esterne conducono ai piani superiori della cascina: al primo piano troviamo le stanze da letto, il secondo e' di solito occupato da una soffitta. Lungo le facciate di questi piani si notano le balconate in legno destinate, coi loro montanti collegati al tetto, alla ventilazione ed all'essicazione dei prodotti agricoli.
IL PORTICO

Il portico, nelle vecchie case di paese, ed in modo particolare in quelle coloniche, ( e qui spesso viene chiamato patio) e' nato dall'esigenza di avere, davanti all'abitazione, un punto riparato dai venti e dalle piogge, ma aperto all'aria e al sole.
Sul portico delle case coloniche, pavimentato con lastre di pietra accostate, si affacciano normalmente la cucina, la stalla, il deposito di attrezzi e stramaglia. Ed e' anche logico che questi locali siano posti qui, visti i rapporti diretti e continui che gli abitanti della casa devono avere con la campagna. Dal fondo del portico o dai suoi lati si diparte la scala, in legno o in pietra grezza, che conduce ai piani superiori.
Il portico e' sempre stato in passato il luogo di abituale permanenza e di transito per chi era impegnato nel lavoro: li' si riparavano o si preparavano gli attrezzi per lavorare, si caricavano e scaricavano gli animali da soma, si uccideva, una volta l'anno, il maiale, che garantiva carne e salumi alla famiglia.
Li' le donne lavavano i panni in un mastello in caso di tempo avverso, o cucinavano o filavano.
Il portico era anche il luogo ove i bimbi giocavano e la famiglia assaporava, al crepuscolo, attimi di raccoglimento e di riposo. Puo' presentarsi con una sola o con piu' arcate: queste ci appaiono costruite in pietra ricavata da cave locali o in mattoni, spesso intonacati. Il soffitto puo' essere a volta o a travatura rettilinea. In alcuni centri abitati il portico si estende a piu' case attigue: diviene, allora, un pittoresco e romantico luogo di pubblico transito.

esempio di portico pedonale in centro storico

portico campagnolo
STRAMBERIE DI PAESE

La citta', ove tutto e' regolato, standardizzato e controllato, non lascia spazio a quello spirito d'inventiva ed alla fantasia che invece proverbialmente animano la gente e che la portano, spesso, ad adattare bizzarramente oggetti e cose ad un uso diverso da quello per il quale erano, originariamente, stati creati.
Talvolta e' una casa con finestre e balconi di stranissima foggia, non rispondenti ad alcun canone edilizio, ad attrarre la nostra attenzione; altra sono i colori, a tinte forti, di un edificio a voler indicare, ad esempio, l'esistenza di un'officina meccanica, di un gommista o di un locale comunque pubblico.

Anche l'adattamento di cartelloni e di targhe pubblicitarie ad uso personale, come cartelli indicanti divieti di sosta o segnalanti la presenza di un cane, sono stramberie che ricorrono con una certa frequenza.
Nelle zone coltivate, per evitare il pericolo che il raccolto venga decimato dagli uccelli, la fantasia dei contadini si sbizzarrisce, in alcuni casi, nella creazione di pittoreschi spaventapasseri, usando a tale scopo, i mezzi piu' disparati. Le stramberie di paese, ad alcune delle quali ho accennato, aiutano a sorridere e, a togliere da quel grigiore a cui spesso la vita odierna, con le sue regole, ci costringe.





























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