IL TETTO
di fio64 (01/12/2008 - 00:33)




In molti paesi della bergamasca, là ove i piani regolatori prevedono il mantenimento delle strutture architettoniche delle case, cosi' come erano state in passato concepite, possiamo renderci conto delle modalità che si erano un tempo adottate per la costruzione dei tetti, creanti spesso, nell'abitato giochi di ombre e di luci, con gradevole effetto d'insieme. Come per le altre parti della casa anche per la costruzione dei tetti si ricorreva all'uso di materiale locale: le tegole ed il legname di quercia o castagno in pianura e collina, le lastre di ardesia e il legname di abete o di larice in zone di montagna. Negli antichi edifici rustici della pianura si puo' notare come il tetto, che ha una moderata pendenza, abbia talvolta gronde varianti nelle sporgenze: sono scarse ove le finestre dei locali abbisognano di luce, grandi ove occorre proteggere dalle piogge certe parti del fabbricato. In montagna invece, ove le precipitazioni sono copiose, i tetti hanno una piu' forte pendenza: le lastre di ardesia che li ricoprono sono poste in opera da veri tecnici del mestiere, " i teci' ", che hanno appreso alla scuola dei padri di sistemarle. Le gronde di queste case sporgono parecchio e mostrano la parte terminale delle travi del tetto, alcune volte sagomate e lavorate alla testata. Parte integrante del tetto sono poi i comignoli di uscita del fumo. A differenza di quelli d'oggi, che sono costruiti in serie, quelli del passato presentano varietà di forma e di tipo: a forchetta o a dado, a piramide o a tortiglione, o di altre forme, sono tutti di dimensioni superiori a quelli attuali in quanto le loro canne dovevano essere praticate dagli spazzacamini, ormai quasi scomparsi e che rivivono solo nelle favole dei bimbi.

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